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Quando Bergoglio comprava il miele nella parrocchia di San Francesco a Buenos Aires

Redazione Ansa - ALESSANDRO DI MEO
Pubblicato il 23-03-2018

Ce lo racconta Roberto Mario Vazquez sacrestano della chiesa che il Papa frequentò per anni, in Argentina: Come era qui prima, così è adesso che è capo della cristianità

Sono Roberto Mario Vazquez, nato il 25 di maggio di 86 anni fa, il giorno in cui si celebra l'indipendenza dell'Argentina.Sono sacrestano volontario della Chiesa di San Francesco a Buenos Aires. E proprio in questa chiesa veniva una persona conosciuta e amata in tutto il mondo: papa Francesco, il "nostro" papa Francesco.

Tutti lo amano, io anche, e lo rispetto molto per il suo coraggio e la sua visione cristiana. Credo sia stato eletto direttamente da Dio per tutto quello che ha fatto nella sua vita. Qui l'ho incontrato molte volte, ci ho parlato quando veniva in basilica per la celebrazione di alcune cerimonie speciali, come quella del 4 ottobre in cui si festeggia san Francesco.

L'atteggiamento del Papa è uguale con tutti. Che si trovi a Buenos Aires o a Roma, Bergoglio tratta tutti allo stesso modo. Io sono stato molte volte a san Pietro e spesso gli italiani mi hanno chiesto com'era Francesco prima di diventare Papa. Ho sempre risposto che era esattamente così come lo vedevano. Come era qui prima, così è adesso che è il capo della Chiesa.

Veniva in chiesa a consacrare i sacerdoti, o semplicemente in visita: si avvicinava ai frati, alla segretaria, al commesso del negozio francescano che sta qui fuori a vendere il miele. Il Papa veniva a comprarlo perché è un prodotto naturale e sano. Era un cliente, una persona che parlava, chiedeva ed era sempre disponibile. Quando in parrocchia c'erano i matrimoni, mettevo in ordine, chiudevo la sacrestia ed ero l'ultimo che se ne andava. Uscendo, a volte Papa Francesco arrivava dalla parrocchia di Santo Domingo, a tre isolati da qua, camminando sul marciapiede di fronte, con la sua valigetta piena di ornamenti. Mi limitavo a guardarlo, lui invece mi salutava con la mano.

Un giorno ho chiacchierato con lui, seduto nella metro. Quando siamo scesi dalla carrozza, lui andava verso la cattedrale, io verso questa chiesa. All'uscita mi fermai e gli dissi: "Monsignore, oggi è il giorno più felice della mia vita". E lui: "Perché?". "Perché ho viaggiato in metro con l'arcivescovo", risposi. Allora lui mi diede una spinta amichevole e mi disse che ero un bugiardo. Faceva cose del genere, tenere, simpatiche, naturali…

Quando divenne Papa, io stavo camminando per la Avenida de Mayo. Entrai in un negozio e chiesi se si sapeva chi avessero eletto. Il negoziante cambiò canale in Tv e proprio in quel momento fecero l'annuncio. Fu un'emozione grandissima. Molti dicevano che era impossibile che ce l'avrebbe fatta. Invece ci riuscì, e scelse il nome di san Francesco. Questo sorprese tutti, ma soprattutto noi, che viviamo secondo la filosofia francescana.

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