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Papa: Ricominciamo da ciò che conta, la pace

Francesco apre il 2018 esortando i fedeli a «non lasciare la vita in preda a paura o superstizione» e nella celebrazione a San Pietro affida il nuovo anno alla Madonna

Papa: Ricominciamo da ciò che conta, la pace
Credit Foto - ANSA - ANGELO CARCONI

«Ogni vita, anche scomoda o ripugnante, va amata. Dio è vicino all’umanità come il bimbo alla madre che lo porta in grembo». Francesco esorta a «lasciare i fardelli alle spalle e a ricominciare da ciò che conta: la pace» e affida il 2018 alla Madonna: «La Madre, firma d’autore di Dio sull’umanità, custodisca quest’anno e porti la pace di suo Figlio nei cuori e nel mondo. La devozione a Maria è esigenza della vita cristiana», non un «galateo spirituale».

Nella Basilica di San Pietro il Papa presiede la celebrazione della messa della solennità di Maria Santissima Madre di Dio, nella ricorrenza della 51° Giornata mondiale della Pace sul tema “Migranti e rifugiati: uomini e donne in cerca di pace”. Nell’intensa omelia il Pontefice evidenzia la presenza di «troppe banalità e parole vuote: c'è bisogno di silenzio», mentre «davanti al Presepe assaporiamo il senso genuino della vita». Quindi, «servire la vita umana è servire Dio» e «lasciamo che Gesù smonti la nostra superbia», dice il Papa. Inoltre «guardando alla Madre siamo incoraggiati a lasciare tante zavorre inutili e a ritrovare ciò che conta, il dono della Madre, il dono di ogni madre e di ogni donna è tanto prezioso per la Chiesa, che è madre e donna». Infatti, «l’uomo spesso astrae, afferma e impone idee, la donna, la madre, sa custodire, collegare nel cuore, vivificare. Perché la fede non si riduca solo a idea o dottrina, abbiamo bisogno, tutti, di un cuore di madre, che sappia custodire la tenerezza di Dio e ascoltare i palpiti dell’uomo».



L’anno, sottolinea Bergoglio, «si apre nel nome della Madre. Madre di Dio è il titolo più importante della Madonna». Ma «una domanda potrebbe sorgere: perché diciamo Madre di Dio e non Madre di Gesù?». Infatti «alcuni, in passato, chiesero di limitarsi a questo, ma la Chiesa ha affermato: Maria è Madre di Dio». Perciò, raccomanda Francesco, «dobbiamo essere grati perché in queste parole è racchiusa una verità splendida su Dio e su di noi». E cioè che «da quando il Signore si è incarnato in Maria, da allora e per sempre, porta la nostra umanità attaccata addosso». Dunque, «non c’è più Dio senza uomo: la carne che Gesù ha preso dalla Madre è sua anche ora e lo sarà per sempre». E «dire Madre di Dio ci ricorda questo: Dio è vicino all’umanità come un bimbo alla madre che lo porta in grembo».

Il Papa riflette poi sulla parola madre (mater) che, spiega, «rimanda anche alla parola materia e nella sua Madre. Il Dio del cielo, il Dio infinito si è fatto piccolo, si è fatto materia, per essere non solo con noi, ma anche come noi. Ecco il miracolo, la novità: l’uomo non è più solo; mai più orfano, è per sempre figlio». Secondo il Papa, «l’anno si apre con questa novità e noi la proclamiamo così, dicendo: Madre di Dio! È la gioia di sapere che la nostra solitudine è vinta, è la bellezza di saperci figli amati, di sapere che questa nostra infanzia non ci potrà mai essere tolta». Infatti, sostiene Francesco, «è specchiarci nel Dio fragile e bambino in braccio alla Madre e vedere che l’umanità è cara e sacra al Signore». Pertanto «servire la vita umana è servire Dio e ogni vita, da quella nel grembo della madre a quella anziana, sofferente e malata, a quella scomoda e persino ripugnante, va accolta, amata e aiutata».

Il Pontefice invita i fedeli a riflettere sul Vangelo di oggi, dove della Madre di Dio si dice una sola frase: «Custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore». Custodiva, commenta Francesco, semplicemente custodiva. Maria non parla: «Il Vangelo non riporta neanche una sua parola in tutto il racconto del Natale». Anche in questo «la Madre è unita al Figlio: Gesù è infante, cioè senza parola, Lui, il Verbo, la Parola di Dio che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato, ora, nella pienezza del tempo è muto». Dunque, puntualizza Jorge Mario Bergoglio, «il Dio davanti a cui si tace è un bimbo che non parla, la sua maestà è senza parole, il suo mistero di amore si svela nella piccolezza». E «questa piccolezza silenziosa è il linguaggio della sua regalità, la Madre si associa al Figlio e custodisce nel silenzio».

Questo insegna che anche a noi «se vogliamo custodirci, abbiamo bisogno di silenzio, abbiamo bisogno di rimanere in silenzio guardando il presepe, perché davanti al presepe ci riscopriamo amati, assaporiamo il senso genuino della vita. Guardando in silenzio, lasciamo che Gesù parli al nostro cuore: che la sua piccolezza smonti la nostra superbia, che la sua povertà disturbi le nostre fastosità, che la sua tenerezza smuova il nostro cuore insensibile».

Il Papa invita pertanto a «ritagliare ogni giorno un momento di silenzio con Dio» perché questo aiuta a «custodire la nostra anima», a «custodire la nostra libertà dalle banalità corrosive del consumo e dagli stordimenti della pubblicità, dal dilagare di parole vuote e dalle onde travolgenti delle chiacchiere e del clamore».

Proprio come Maria che, afferma il Vangelo, custodiva tutte queste cose, meditandole. «Quali erano queste cose?», si domanda il Papa, «erano gioie e dolori: da una parte la nascita di Gesù, l’amore di Giuseppe, la visita dei pastori, quella notte di luce. Ma dall’altra: un futuro incerto, la mancanza di una casa, perché per loro non c’era posto nell’alloggio, la desolazione del rifiuto, la delusione di aver dovuto far nascere Gesù in una stalla».

Speranze e angosce, luce e tenebra, precisa il Pontefice, «tutte queste cose popolavano il cuore di Maria e lei, che cosa ha fatto? Le ha meditate, cioè le ha passate in rassegna con Dio nel suo cuore. Niente ha tenuto per sé, niente ha rinchiuso nella solitudine o affogato nell’amarezza, tutto ha portato a Dio». Così, spiega Francesco, «ha custodito... affidando si custodisce: non lasciando la vita in preda alla paura, allo sconforto o alla superstizione, non chiudendosi o cercando di dimenticare, ma facendo di tutto un dialogo con Dio». Il quale, assicura Papa Francesco, «ci ha a cuore» e «viene ad abitare le nostre vite».

Ecco «i segreti della Madre di Dio: custodire nel silenzio e portare a Dio». E «ciò avveniva nel suo cuore. Il cuore invita a guardare al centro della persona, degli affetti, della vita. Anche noi, cristiani in cammino, all’inizio dell’anno sentiamo il bisogno di ripartire dal centro, di lasciare alle spalle i fardelli del passato e di ricominciare da ciò che conta», sottolinea Francesco. «Oggi davanti a noi il punto di partenza: la Madre di Dio. Perché Maria è esattamente come Dio ci vuole, come vuole la sua Chiesa: Madre tenera, umile, povera di cose e ricca di amore, libera dal peccato, unita a Gesù, che custodisce Dio nel cuore e il prossimo nella vita».

Quindi «per ripartire, guardiamo alla Madre, nel suo cuore batte il cuore della Chiesa» e «per andare avanti, ci dice la festa di oggi, occorre tornare indietro: ricominciare dal presepe, dalla Madre che tiene in braccio Dio». Perché «la devozione a Maria non è galateo spirituale, è un’esigenza della vita cristiana». (Giacomo Galeazzi - Vatican Insider)



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