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Papa: L’acqua bene prezioso

Papa: L’acqua bene prezioso
Credit Foto - Pixabay - roegger

L’auspicio che il «dono prezioso dell’acqua sia preservato per il futuro dell’umanità» è stato espresso da Papa Francesco in un messaggio che il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, ha letto in Campidoglio lunedì 23 ottobre, all’apertura del vertice internazionale su «Acqua e clima. I grandi fiumi del mondo a confronto». In corso a Roma fino a mercoledì 25, il summit è organizzato dal ministero italiano dell’Ambiente e della tutela del territorio, in collaborazione con la Commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite (Unece), la Rete internazionale degli organismi di bacino e l’Alleanza mondiale per l’acqua e il clima.

Rivolgendo il proprio «saluto a tutti i partecipanti» insieme «agli auguri per i lavori» il Pontefice ha chiesto un «impegno congiunto per sensibilizzare la coscienza della comunità internazionale circa i problemi urgenti dei bacini fluviali più importanti», affinché si giunga «a soluzioni pratiche» e venga evidenziato «il bisogno di un approccio sempre più integrato, in vista della promozione dello sviluppo e la diffusione di una “cultura della cura”», come richiamato dall’enciclica Laudato si’, (n. 231). In proposito Francesco ha confidato «che la minaccia posta dal cambiamento climatico ai Paesi più vulnerabili possa trovare risposte tempestive ed efficaci».

Dopo aver dato lettura del messaggio pontificio, il cardinale Parolin ha offerto ai presenti una riflessione su “sorella acqua”, come la definisce san Francesco nel Cantico delle creature, quale «elemento indispensabile per l’essere umano in tutti i campi della vita». Partendo dal presupposto che «il costante aumento del fabbisogno idrico, esacerbato dai cambiamenti climatici, rappresenta una delle sfide più serie poste alla comunità internazionale», il segretario di Stato ha raccomandato «di aumentare responsabilmente gli sforzi». Il pensiero è andato anzitutto all’acqua «come componente essenziale per la vita umana e per gli ecosistemi terrestri e acquatici»: che a sua volta «rimanda a quel diritto umano all’accesso all’acqua sempre più dibattuto».

Esso rientra infatti tra i «diritti inalienabili di ogni essere umano, poiché rappresenta un pre-requisito per l’esercizio di gran parte degli altri, come il diritto alla vita, all’alimentazione, alla salute». E in questa prospettiva, ha commentato il porporato, «la gestione dell’acqua deve permetterne l’accesso a tutti», specie a quanti vivono in condizioni d’indigenza. In seconda battuta, il cardinale Parolin ha fatto riferimento all’acqua come elemento cui le «religioni hanno attribuito una valenza “spirituale” e “simb olica”» — si pensi al ruolo di “purificazione” — o come «fattore fondamentale per lo sviluppo», attribuendo alla scarsità o alla cattiva gestione delle acque un ruolo di “fattore limitante” che di fatto impedisce «una vita decente, l’agricoltura, l’allevamento del bestiame, attività produttive, condizioni igieniche adeguate», con conseguenti «ineguaglianze e migrazioni forzate».

Successivamente il segretario di Stato ha accennato anche ai «fenomeni naturali estremi» — dalla desertificazione alle inondazioni — «che si stanno verificando in misura sempre più intensa e frequente» e all’“oro blu” come «come potenziale causa di conflitto o, viceversa, di solidarietà, soprattutto laddove vi sono risorse idriche condivise tra due o più Stati». Ed è su questi due ultimi elementi — il legame acqua-clima e la gestione delle risorse idriche condivise — che il cardinale si è soffermato maggiormente. Riguardo al primo ha fatto notare come non si possa «non riscontrare che il problema dell’acqua come “fattore limitante” dello sviluppo» venga accentuato da quello «dei cambiamenti climatici, che incide sul ciclo idrogeologico e dipende non solo da elementi naturali, ma anche da attività antropiche mal gestite che possono creare alterazioni e squilibri allo stesso ciclo».

Del resto, esiste «un forte nesso tra cambiamenti climatici e disastri collegati con l’acqua», al punto che circa il 90 per cento dei principali eventi estremi avvenuti nell’ultimo trentennio è imputabile all’acqua. Di conseguenza «un’accurata gestione integrata delle risorse idriche rappresenta uno dei principali strumenti per rafforzare la resilienza e l’adattamento al cambio climatico». Quanto al secondo aspetto, il cardinale Parolin ha ricordato come l’acqua possa essere oggetto di conflitto e contese in presenza di fiumi, laghi o bacini condivisi tra più nazioni. Da qui l’auspicio di «un lungimirante cambio di prospettiva», affinché l’acqua venga «vista come elemento di collaborazione e di dialogo, occasione di pace e di solidarietà, attraverso accordi politici o tecnologici di gestione partecipata fondata sul valore della “condivisione”». Infatti, ha chiarito, «le risorse idriche transfrontaliere offrono opportunità sia di competizioni e di conflitti che di cooperazione e di solidarietà, dal momento che rappresentano un fattore chiave per la stabilità economica di ogni Stato».

E in effetti «si stanno sviluppando concetti come quelli di hydro - solidarity o hydro - diplomacy», come testimoniato dagli oltre duecento trattati sull’acqua negoziati nel ventesimo secolo. I quali dimostrano «che la cooperazione transfrontaliera in materia d’acqua rappresenta un valido esempio di prevenzione a lungo termine dei conflitti, visto che i Paesi dotati di meccanismi di cooperazione in tale ambito hanno raramente fatto ricorso alla guerra».
Ecco allora la necessità richiamata dal relatore di «nuovi approcci di carattere legislativo, istituzionale, politico, economico, tecnico ed etico, e quindi anche educativo e culturale, basati sulla consapevolezza che la questione idrica richiede una visione di lungo periodo, nell’ottica di quell’ecologia integrale ben delineata dal Papa nella Laudato si’». Così come bisogna «assumersi l’impegno di includere la questione in tutte le discussioni sullo sviluppo che si svolgono nell’arena globale: nei prossimi anni saranno necessari nuovi investimenti finalizzati sia a ridurre i rischi da disastri naturali sia a favorire la promozione di un reale sviluppo umano integrale».

Ed «è bene che l’accesso all’acqua e la gestione integrata delle risorse idriche siano elementi centrali nelle riflessioni volte a determinare tali investimenti». Infine il cardinale Parolin ha chiesto «approcci innovativi» incentrati su «nuove forme di cooperazione tra pubblico e privato, nuovi modelli di partenariato, nell’ambito di una razionale pianificazione idrica, dove tener conto di fenomeni come i cambiamenti climatici, la diffusione e l’assimilazione di informazione tra la popolazione, la modificazione nel lungo periodo dei comportamenti e degli usi nei confronti dell’acqua». Il tutto, ha concluso, dando «priorità al soddisfacimento dei bisogni di sicurezza idrica dei poveri attraverso politiche idriche pro-poveri, così come alla rivitalizzazione dell’ambito locale promuovendo la decentralizzazione, valorizzando le conoscenze e le esperienze delle popolazioni e delle comunità locali». (Osservatore Romano)



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