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Lodi. Raccolti 60mila euro, pasti garantiti per i bimbi stranieri fino a dicembre

Lodi. Raccolti 60mila euro, pasti garantiti per i bimbi stranieri fino a dicembre
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Prima vittoria della macchina della solidarietà a Lodi, contro la discriminazione alla mensa scolastica che lascia senza pasti i bambini stranieri. In poche ore la raccolta fondi messa in piedi dal Coordinamento Uguali Doveri raggiunge 60mila euro. Dunque almeno fino a dicembre 2018 sono garantiti i pasti per tutti.

 

Con il contributo di oltre due mila persone, il Coordinamento Uguali Doveri, nato per offrire solidarietà agli extracomunitari di Lodi in protesta contro il nuovo regolamento comunale che impedisce a centinaia di bambini stranieri di utilizzare la mensa e gli altri servizi, beneficiando di tariffe agevolate, ha raccolto 60 mila euro.

 

Le donazioni sono state per ora sospese, in attesa dell’esito del ricorso che è stato presentato al tribunale di Milano. Stefano Caserini, esponente della minoranza in consiglio comunale a Lodi e componente del Coordinamento ha, infatti, affermato: «Noi tutte minoranze in consiglio comunale, con le associazioni Asgi e Naga, abbiamo promosso e stiamo sostenendo un ricorso non al Tar, come è stato erroneamente detto ma al tribunale di Milano contro il regolamento considerato ‘discriminatorio ai sensi del diritto nazionale e/o del diritto Ue’. Questo ricorso verrà analizzato - prosegue Caserini - in breve tempo e quindi la raccolta fondi è stata sospesa perché ci aspettiamo che il tribunale accolga il ricorso e blocchi il regolamento: fino a quel momento i fondi saranno sufficienti».

 

«Certamente il Regolamento rimane in vigore, la legge deve sempre valere per tutti». Così la sindaca di Lodi Sara Casanova torna a esprimersi sul "caso mense". «Dispiace - aggiunge - che non tutti condividano il principio di equità che sta alla base di questa delibera, che vuole mettere italiani e stranieri nella stessa condizione di partenza per dimostrare redditi e beni posseduti, né il successivo impegno preso dall'Amministrazione nei confronti dei cittadini che sono nell'oggettiva impossibilità di presentare la documentazione richiesta».

 

È RIVOLTA A LODI PER I 300 BAMBINI STRANIERI ESCLUSI DALLA MENSA SCOLASTICA

 

Era cominciata con lo “sciopero” delle famiglie, che per i primi giorni non avevano mandato i figli a scuola in segno di protesta, è continuata con la mobilitazione di gruppi e associazioni, che hanno scritto una lettera aperta firmata da più di 150 persone e culminerà martedì con un presidio per l’intera giornata, sotto il Comune, promosso dal Coordinamento “Uguali doveri”.


A un mese dall’inizio del nuovo anno scolastico, continua a far rumore e a dividere la città, la vicenda del nuovo regolamento comunale di Lodi per l’accesso agevolato al servizio mensa e trasporto per gli alunni delle scuole materne ed elementari e per l’iscrizione all’asilo nido. Secondo le disposizioni volute dalla sindaca leghista Sara Casanova, per poter accedere ai servizi a costi agevolati, da quest’anno le famiglie extracomunitarie, oltre alla certificazione Isee, richiesta a tutti, devono presentare anche una documentazione delle autorità del Paese d’origine, che attesti la mancanza di beni mobili e immobili «eventualmente posseduti all’estero e non dichiarati in Italia».


Una documentazione che, a detta di molte ambasciate e consolati, è impossibile da produrre, con il risultato che, «su trecento domande presentate per la frequenza alla mensa, ne sono state accolte soltanto tre», ricorda Michele Merola, tra i promotori del Coordinamento “Uguali doveri”. Per tutti gli altri, scatta il collocamento nella fascia più alta, con una spesa di 5,50 euro al giorno a buono pasto. Un costo che tante famiglie non sono in grado di sostenere e vedono, quindi, i propri figli esclusi dal servizio mensa e costretti a portarsi il panino da casa da consumare in uno spazio separato dagli altri compagni. Per aiutare questi nuclei in difficoltà, è stata anche avviata una raccolta fondi.

 

«Quello che sta accadendo a Lodi è disumano, una vergogna nazionale», scrive su Facebook l’ex premier Matteo Renzi. «Come fa ad addormentarsi sereno un sindaco che caccia bambini da una mensa scolastica?», gli fa eco su Twitter, il segretario del Partito Democratico, Maurizio Martina, mentre l’ex-sindaco di Lodi e parlamentare democratico, Lorenzo Guerini, accusa: «Si fa propaganda sulla pelle dei bambini». L’ex-presidente del Senato e leader di Leu, Pietro Grasso, dice di provare «rabbia per chi ha isolato quei poveri bambini», mentre la vice presidente della Camera, Mara Carfagna (Forza Italia), parla di «vicenda che rattrista tutti». La Lega, intanto, fa quadrato e difende la scelta della sindaca.

 

«Non devono esserci furbetti: tutti devono pagare, tutti devono essere trattati alla stessa maniera», dice il leader leghista e ministro dell’Interno, Matteo Salvini. «Il fatto che qualcuno, certamente non i bambini ma i genitori, che potrebbe pagare ritiene di non doverlo fare – aggiunge – rappresenta un insulto a genitori italiani e stranieri, che invece pagano quello che devono». Sul caso, che sta mettendo in forte difficoltà i dirigenti scolastici, costretti ad approntare in tutta fretta gli spazi per chi porta il pasto da casa, è intervenuto ieri anche il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti. «Sono certo – ha dichiarato – che si troveranno le giuste soluzioni che tengano insieme i diritti dei bambini e i doveri delle famiglie di rispettare le modalità di accesso ai servizi. Sono pronto a incontrare il sindaco, se necessario, per affrontare insieme a lei la questione. Sono sicuro che il primo cittadino di Lodi conosce bene la propria realtà».



Paolo Ferrario e redazione internet, Avvenire 



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