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LE SALE PARROCCHIALI? SONO I NUOVI CINEMA PARADISO

Redazione online
Pubblicato il 04-05-2017

UNA INDAGINE SU 272 RESPONSABILI E 168 PARROCI 

Anche nell'epoca del digitale, anzi grazie al digitale, i vecchi cinema parrochiali non solo sono sopravvisuti, ma sono anche in crescita e stanno rafforzando la loro presenza sul territorio, confermandosi come vitale punto di riferimento per la gente e polo positivo per il tessuto sociale. È il risultato di una ricerca condotta dalla Università Cattolica, "I nuovi cinema paradiso", presentata oggi.



Ecco i dati più significativi dell'indagine.

Un tempo si chiamavano “cinema parrocchiali”, oggi “sale della comunità”, e nonostante gli anni, le crisi, le trasformazioni tecnologiche, i cambiamenti degli spettatori, il circuito delle sale cattoliche sta vivendo un momento di rinnovata centralità come presidio culturale di tante piccole comunità italiane e mostra una grande capacità di rigenerare la propria esperienza. Questi cinema sono stati analizzati dai ricercatori dell’Università Cattolica Maria Grazia Fanchi e Alberto Bourlot. Lo studio, promosso dall’Associazione Cattolica Esercenti Cinema (Acec), è stato pubblicato da Vita e Pensiero nel volume “I nuovi Cinema Paradiso.



Lo studio ha coinvolto 272 responsabili di Sale della Comunità e 168 parroci in tutta Italia, offrendo un’immagine ricca e aggiornata di questa realtà paradigmatica e analizzando le sue attività, le reti di relazioni attivate e i servizi resi alla comunità civile ed ecclesiale. In un quadro di contrazione dell’esercizio cinematografico, le sale della comunità sembrano aver trovato un equilibrio, un modello di sostenibilità che si manifesta sia nella resistenza nel tempo (il 33% delle Sale opera da 41-60 anni e addirittura il 17% è attivo da più di 60 anni), sia in un’estensione della rete: l’11% delle Sale censite sono state aperte (o riaperte) negli ultimi 10 anni.



I PUNTI DI FORZA DELLE SALE DI COMUNITA'

Questo modello poggia su alcuni tratti distintivi. Il primo è la distribuzione sul territorio. I cinema parrocchiali funzionano infatti in chiave compensativa, andando a collocarsi in aree spesso sprovviste di sale e in cui la domanda di cultura e di momenti di incontro e di socializzazione si esprime con maggiore forza: nei paesi con meno di 5.000 abitanti (che ospitano in 19% delle Sale della Comunità) o nelle periferie dei grandi centri urbani (dove sono ubicate il 13% delle Sale).



Il secondo tratto è la polifunzionalità, l’uso di spazi, strutture, idee ed energie personali per una molteplicità di attività diverse: il cinema, certo, ma anche (in quasi il 60% dei casi) il teatro, gli spettacoli musicali dal vivo e i cicli di conferenze, spesso dedicate a temi emergenti, importanti dal punto di vista civile e in grado di suscitare dibattito. In questa prospettiva il digitale è stato certamente un’occasione di cambiamento obbligato, colta rispondendo alla mutazione del paesaggio mediale. Ma ha assunto anche il ruolo di un vero e proprio volano che ha permesso alle Sale di concretizzare quella sollecitazione alla «polivalenza» e all’uso di «ogni strumento di comunicazione» che gli veniva anche dai documenti ecclesiali costituitivi.



Il terzo tratto è l’ascolto e il dialogo con gli altri operatori sociali e culturali. Anche per ragioni pratiche, le Sale si mostrano disponibili a collaborare con le amministrazioni pubbliche, con le scuole, con le associazioni che operano sul territorio, partendo dal più semplice gesto di ospitare nei propri spazi le iniziative lanciate da altri, fino alla progettazione comune, soprattutto con scuole e con altre sale. Il dialogo e l’apertura emergono anche dalle modalità di gestione della Sala improntate alla partecipazione.



Il 96% della Sala è diretto da un gruppo di gestione: vere e proprie comunità, ampie (nel 50% dei casi con più di 10 persone) e aperte al contributo anche di chi non frequenta la parrocchia e dei giovani. Luoghi dunque di dialogo, di scambio e di confronto: culturale, intergenerazionale, sociale. (Paolo Perazzolo – Famiglia Cristiana)

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