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Lavoro, Bassetti: Il tempo delle chiacchiere è finito

Lo sguardo del Cardinale Bassetti si sposta sull’Italia e su quelle disuguaglianze che toccano in particolari i giovani

Lavoro, Bassetti: Il tempo delle chiacchiere è finito
Credit Foto - Ansa - CESARE ABBATE

La Chiesa italiana è “chiamata a trovare nuove motivazioni e un maggiore slancio nel suo impegno sociale. Una Chiesa rinchiusa in sagrestia o nei luoghi consueti di ritrovo, mancherebbe al suo compito specifico: quella, cioè, di prendere l’iniziativa senza paura, andare incontro, cercare i lontani e arrivare agli incroci delle strade per invitare gli esclusi, guidata da un «desiderio inesauribile di offrire misericordia”. Lo ha detto il Cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI, intervenendo alla giornata inaugurale a Cagliari della 48/ma Settimana Sociale dei Cattolici Italiani.

Le Settimane Sociali - ha aggiunto - “non si propongono di celebrare un bel convegno, ma di entrare nel vissuto concreto delle persone e della società, nelle loro angosce e nelle loro speranze, mettendo insieme la fase critica della denuncia con quella responsabile della proposta”.




Nel suo intervento Bassetti propone una “rinnovata teologia del lavoro”. “La Chiesa - ha specificato - non è un’agenzia sociale che si occupa di lavoro come un qualsiasi ufficio di collocamento pubblico o privato, ma ha profondamente a cuore il lavoro perché lo vede come un luogo in cui si manifesta la collaborazione tra Dio e l’uomo. Il lavoro non è, dunque, solo un dovere affinché si possa mangiare, ma è anche un luogo in cui esaltare le capacità di chi lavora con le proprie mani, come Gesù e San Paolo; un momento, inoltre, che si separa dal riposo, altrettanto doveroso e importante; e soprattutto, un momento in cui, valorizzando il binomio uomo-natura, la persona umana si fa collaboratrice di Dio nello sviluppo della creazione”.




Il Presidente della CEI riprende l’insegnamento di Papa Francesco, parlando del “mettere un freno a quella sorta di potere ingovernabile” che è il “paradigma tecno-economico. Un sistema di potere – privo della tensione verso Dio – che riduce l’uomo e l’ambiente a semplici oggetti da sfruttare in modo illimitato e senza cura. In questo modo, il lavoro si disumanizza e diventa uno strumento di manipolazione della nostra casa comune”. Il lavoro quindi deve essere “a servizio della persona umana e non il contrario. Questo secondo punto ha molte implicazioni pratiche. Significa pronunciare dei No e dei Sì. Il No si riferisce al rifiuto deciso dell’idolatria del lavoro che produce solamente carrierismo, affermazione individualista di se stessi e desiderio avido di avere sempre maggiori ricchezze. Il Sì, invece, va indirizzato al rapporto fondamentale con il tempo di riposo. Il lavoro è solo una parte della giornata di un uomo. Il resto deve essere dedicato all’otium, al tempo libero, alla famiglia, ai figli, al volontariato, alla preghiera. In definitiva, la difesa e la valorizzazione della dignità umana deve essere il concetto chiave di ogni teologia del lavoro”.




Lo sguardo del Cardinale Bassetti si sposta sull’Italia e su quelle disuguaglianze che toccano in particolari i giovani. “Questa situazione - denuncia - è inaccettabile! Si tratta di un fenomeno ingiusto che è il risultato di un quadro sociale ed economico dell’Italia estremamente preoccupante. La Chiesa, ovviamente, non intende certo sostituirsi alle Istituzioni o occupare spazi impropri, ma vuole dare il suo contributo che nasce dal Vangelo e dalla Dottrina Sociale. Dal canto suo, si impegna ad approntare tutte le iniziative che sono in suo potere per promuovere il lavoro e favorire l’inserimento nel mercato del lavoro di chi ne sia ancora ai margini”. Puntiamo dunque alla “promozione del lavoro” con “la possibilità di rendere le parrocchie e le diocesi dei luoghi di indirizzo, che forniscano ai giovani le informazioni essenziali per cercare lavoro, attraverso una sezione del sito CEI, costantemente aggiornata”.




Il Presidente della CEI si rivolge poi, concludendo, alla politica: “il tempo delle chiacchiere è finito. Mai come oggi serve una politica coraggiosa che scelga come norma di indirizzo l’imperativo del bene comune: quell’imperativo che si prende cura della popolazione – a partire dai poveri e dai giovani – in modo autentico con provvedimenti concreti e non solo a parole. Le parole se le porta via il vento, i provvedimenti concreti sono invece un tentativo realistico per il futuro dell’Italia e dell’Europa. È forse giunto il momento per proporre un grande Piano di sviluppo per l’Italia, che si basi su due elementi di cruciale importanza: la famiglia e la messa in sicurezza del territorio. Progettare un Piano di sviluppo per l’Italia, inoltre, significa elaborare e attivare un grande progetto per la tutela e la messa in sicurezza del territorio, del suo paesaggio e delle sue inestimabili opere d’arte. Occorre, più di tutti, però, dare a questo Piano di sviluppo per l’Italia un’idea alta e nobile, per il Bene comune del Paese senza ridurlo all’ennesima occasione di ricerca di denaro pubblico”. (Di Marco Mancini – Aci stampa)



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