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L'INTERVISTA. Kronemer si racconta: "Ecco il mio san Francesco dal sultano"

Redazione Redazione online
Pubblicato il 05-06-2018

La Pontificia Facoltà Teologica “San Bonaventura” Seraphicum ha ospitato, il 9 maggio, la premiere europea del docu-film The Sultan and the Saint. Evento che inaugura le varie celebrazioni e iniziative dell’ottavo centenario dell’incontro tra san Francesco d’Assisi e il sultano d’Egitto Melek Al-Kamil (1219-2019). Sul progetto del film, le possibili deduzioni e le risonanze abbiamo parlato con il regista Alex Kronemer, presente in sala alla premiere.


Da dove viene l’ispirazione per questo film? Qual è la genesi?



L’idea del film mi venne quando ero studente al college e mi trovavo in Italia per un viaggio di studio. Ebbi l’occasione di entrare nella basilica superiore di Assisi e lì vidi il famoso dipinto di Giotto raffigurante san Francesco che incontrava un uomo col turbante. Non ero davvero sicuro se si trattasse di un episodio inventato o fosse ispirato a una storia vera. Rimasi però colpito da questo incontro di due culture, feci delle ricerche e scoprii che se ne sapeva davvero poco. La mia vita poi ha preso il sentiero che mi ha condotto a diventare uno storyteller con una particolare sensibilità nel costruire ponti che sanassero la divisione tra musulmani e occidentali. Non ho mai dimenticato questa straordinaria immagine di san Francesco che incontra il Sultano Al-Kamil e ho custodito dentro di me l’idea di trasformarla in un film. 


Perché ha scelto di raccontare proprio ora questo incontro?


Non sono un regista indipendente. L’organizzazione che ho fondato, la Unity Production Foundation (UPF), è il vero motore che sta dietro a questo film. The Sultan and the Saint è il nostro undicesimo docu-film e il primo interamente prodotto da noi. Abbiamo scelto di imbarcarci in questo racconto perché abbiamo sentito che la marea era giusta. Con la elezione di papa Francesco e le continue violenze in molte parti del mondo che rendono nemici musulmani e cristiani, abbiamo avvertito come il mondo avesse bisogno di questa storia in questo preciso tempo.


Cos’è la Unity Production Foundation? Di cosa si occupa?



La missione di UPF è di contrastare il bigottismo e creare pace attraverso i media. Crediamo che condividendo narrazioni convincenti dei musulmani attraverso film, TV e nuovi media, possiamo sfruttarne il potere per responsabilizzare i cittadini con maggiore comprensione e nutrire il pluralismo in America e in tutto il mondo. Questi film fanno parte di campagne educative a lungo termine volte ad accrescere la comprensione tra persone di fedi e culture diverse, specialmente tra musulmani e altre fedi. Le proiezioni hanno avuto luogo in migliaia di aule e istituzioni civiche. Oltre l’83% dei partecipanti alle proiezioni e ai dialoghi dei nostri film hanno dato un feedback positivo. Infine, lavoriamo a Hollywood attraverso un progetto chiamato MOST (Muslims on Screen and Television), che fornisce fatti e ricerche a sceneggiatori e produttori di spettacoli popolari visti in tutto il mondo.


Nelle narrazioni ci sono sfide e sorprese, quali si è trovato ad affrontare?


Volevamo raccontare questa storia leggendaria in maniera che la comunità cristiana, specialmente cattolica, e quella musulmana potessero relazionarsi. La sfida più grande era di ottenere il migliore equilibrio possibile. Dopo aver fatto alcune ricerche abbiamo trovato la storia un po’ sbilanciata sul lato francescano. C’erano molti studi, testimonianze e documenti storici sull’incontro tra san Francesco e il Sultano, ma molto poco sul Sultano stesso. Così abbiamo lavorato con alcuni prestigiosi studiosi di storia araba per dare vita alla storia del Sultano. Le intuizioni e le fonti scoperte hanno modellato la storia in modi che il mondo non aveva mai conosciuto, e hanno dato luogo a un film completamente diverso da quello che ci aspettavamo.


È venuto a Roma con dei francescani (un frate, una suora e un laico del FAN), qual è stato il loro ruolo nella realizzazione e produzione del film?


Il FAN (Franciscan Action Network) è stato l’anima e il cuore dell’impegno dell’intero gruppo di lavoro del film. Ha avuto un ruolo fondamentale per collegarci con i sostenitori cattolici e francescani nelle oltre sessantacinque anteprime che abbiamo tenuto in tutto il Nord America. Le Suore Francescane di Clinton (Iowa) sono state tra i primi sostenitori del film e siamo molto grati per il loro supporto finanziario.


Vorrebbe ringraziare qualcuno in particolare?


Di sicuro l’intero team di produzione di Baltimora (MD), lo staff principale di Unity Productions Foundation e i suoi speciali sostenitori. Ma soprattutto tutti gli incredibili sottoscrittori del film che meritano i più grandi elogi e ringraziamenti per il loro eccezionale supporto e lavoro.


Una proiezione a Roma, città del papa, e una ad Assisi, città di san Francesco: che valore hanno? 


Le due premiere a Roma e ad Assisi credo siano gli eventi più importanti in assoluto. Per me personalmente ha avuto un grande significato poter presentare il film nella città di papa Francesco e portarlo nella città di san Francesco dove, tanti anni fa, ho avuto l’intuizione di raccontare questa storia. Il film è stato proiettato anche in Egitto, paese di Al-Kamil... Le proiezioni in Egitto, ospitate dal giornale Al-Ahram, sono state di grande ispirazione. Gli eventi si sono svolti in un’importante chiesa copta e hanno ricevuto recensioni molto positive dai media. Abbiamo creato una versione del film sottotitolata in arabo, e miriamo a distribuirlo il più possibile nei paesi di lingua araba. Siamo soliti dire che l’incontro è avvenuto tra Francesco e il Sultano, ma il film inverte le posizioni.


C’è una ragione particolare?


La missione di UPF è incentrata sul raccontare la storia musulmana. Abbiamo iniziato il nostro lavoro più di quindici anni fa raccontando la storia del Profeta Muhammad e da allora abbiamo realizzato una maggio 2018 16 serie di film che cercano di raccontare la storia musulmana in un modo che apra gli occhi della gente e serva a umanizzare questa tradizione culturale e di fede. Con The Sultan and the Saint abbiamo posto consapevolmente il nome del Sultano in prima linea perché la storia del Sultano è, per molti versi, il contributo più fresco che il film offre agli spettatori. Questo non vuol dire che il nostro modo di trattare san Francesco non fosse nuovo di per sé. Siamo stati molto contenti di avere avuto alcuni tra i migliori studiosi francescani che hanno offerto autorevoli commenti in molti modi; il fatto che così tanto si sappia di san Francesco rende ancora più difficile raccontare la sua storia.


Sta lavorando a qualche altro progetto?


C’è un detto nel settore dei media che ho scoperto avere un po’ di verità, dice che sei buono solo come il tuo prossimo progetto. Il nostro prossimo progetto si rivolge a un linguaggio interamente nuovo. Siamo in pre-produzione per un film d’animazione chiamato Lamya’s Poem, un film in stile realista, magico e immaginario sul famoso poeta Rumi e una giovane ragazza contemporanea siriana di nome Lamya in fuga dal suo Paese per via della guerra. Il film alza i riflettori sulle sofferenze e i traumi di un’intera generazione di giovani siriani costretti ad affrontare questo terribile conflitto, e mira a raccontarli come una storia che ispiri. Ha una laurea in studi teologici a Harvard.


Vorrebbe lasciare un messaggio ai professori e agli studenti della nostra facoltà di teologia?


Una delle cose più importanti che abbiamo imparato nel corso delle nostre ricerche è che nell’incontro il cuore supera l’intelletto. San Francesco e Al-Kamil hanno avuto un vero incontro e scambio nella fede, non un dibattito intellettuale. Penso che questo insegni molto sia ai teologi accademici sia ai leader laici sul modo di vivere con l’altro. Credo che prendere coscienza di questo fatto apra a una più ampia dimensione pratica dell’incontro, rendendolo un modello e un esempio per il dialogo interreligioso.


Per concludere, quale messaggio per i cristiani e i musulmani di oggi?


Penso che il messaggio che risuona di più in questo film sia che la pace richiede l’incontro. È necessario che incontriamo l’altro in modi che ci mettono alla prova. Gli incontri sono spesso asimmetrici. Un vero incontro è quello che manda in tilt le tue intuizioni e obiezioni. Ti sorprende e ti afferra. Il messaggio del film è di essere aperti all’incontro. Non sai mai quando l’altro ti afferrerà. Il film ci ricorda che san Francesco e il sultano Al-Kamil ci hanno regalato un modello perfetto che deve essere imitato.


Emanuele Rimoli, Ofm Conv, Docente di antropologia religiosa
(tratto dalla rivista San Bonaventura Informa

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