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L'INTERVISTA. Cacciari: Il peccato per eccellenza? L'egoismo che ci isola

Davide Denina
Pubblicato il 01-08-2018

Nel giorno della ricorrenza dell’indulgenza plenaria concessa dal papa a san Francesco nel 1216, abbiamo chiesto al filosofo Massimo Cacciari se la logica su cui si fonda la festa del Perdono di Assisi è ancora attuale oggi.

Siamo ancora capaci di perdonare? Oppure prevalgono prevaricazione e arroganza?

La prevaricazione e l’arroganza sono l’opposto del perdono, in ogni accezione che questo termine ricopre. Prima di parlare di perdono, però, bisognerebbe parlare di dono. Il perdono è, per così dire, una forma di dono “all’ennesima potenza”.

Bisogna capire – e io ne dubito - se viviamo in un sistema sociale che abbia un rapporto con l’idea di dono. La nostra è una società dello scambio mercantile, dove questa idea non esiste e non ha alcuna funzione. Questa non è una critica particolare, ma una constatazione: in una società come la nostra, il dono non sussiste e non deve sussistere. Altrimenti, verrebbe meno la razionalità stessa dello scambio e del mercato.

Il nostro è un sistema sociale, di produzione culturale e ideologica che non ha alcun rapporto con il dono. Il perdono, dunque, è ancora più difficile da immaginare.

Oggi, questo dono all’"ennesima potenza" è quasi un paradosso, una contraddizione: non abbiamo nulla a che fare né con il dono, né con il perdono.

Di quali peccati dovrebbero pentirsi gli italiani?

Francesco chiedeva perdono per il peccato per eccellenza, cioè la mancanza di accoglienza. I suoi contemporanei non accoglievano i lebbrosi, i poveri, gli ultimi, gli infanti. Si pecca quando ci si chiude in se stessi: il peccato fondamentale è quello di egoismo. Credo che ne siamo stati contagiati.

Si riferisce anche ai respingimenti dei migranti?


Anche se li facessero sbarcare, chi li accoglierebbe una volta in Italia? Non sono le attuali politiche, l’attuale governo, l’attuale Europa. Una volta che i governi creassero le condizioni per l’accoglienza di questi poveri, chi li prenderebbe in carico nelle nostre città? I governi attuali sono il perfetto specchio del paese. Non creiamoci alibi.  

Che ne è stato del mito degli “italiani brava gente”?  

Brava gente non lo siamo mai stati. Nessun popolo lo è mai stato. Quando la gente diventa massa - perché vive comprensibili paure, perché soffre condizioni di disagio – allora esprime il peggio di ogni individuo. Questi sono processi fisici, che trovano sempre conferma in situazioni di crisi economica e di trasformazioni epocali.

E poi - come scriveva Aristotele - ci sono gli “adulatori del popolo” che soffiano sul fuoco…

Ci sono sempre stati, sempre ci saranno. E sono quelli che, invece di tentare di correggere queste naturali tendenze, le incentivano, le promuovono, le fomentano, ci vivono sopra. I demagoghi sono i peggiori tra i peggiori.

A chi ti percuote sulla guancia porgi anche l’altra, a chi ti leva il mantello, non rifiutare la tunica…

Questa è la grande testimonianza cristiana, il mandatum novum evangelicum. Ritengo, con Max Weber, che sia impossibile nella prassi politica. 

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