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L'ambiente è il grande assente della campagna elettorale

L'ambiente è il grande assente della campagna elettorale
Credit Foto - Fabio Sironi, Corriere della Sera

Ambiente batte Economia 89-70. Quando gli analisti di Bloomberg Newshanno esaminato il recente discorso di Xi Jinping al congresso del Partito Comunista hanno sbarrato gli occhi: la parola chiave più usata dal leader cinese era: ambiente. Con un distacco di 19 punti perfino sull’economia, che solo cinque anni fa, nella relazione di Hu Jintao, era saldamente al primo posto. Più sbalorditiva ancora l’ascesa complessiva del tema: nel 2002, quando già la tigre asiatica azzannava i mercati, le citazioni erano una quindicina. Residuali. Si dirà che la Cina non aveva alternative. La folle corsa allo sviluppo creava da anni disastri ecologici. Ventisei miliardi di tonnellate di veleni industriali scaricati ogni anno nello Yangtze fino a portare all’estinzione il delfino bianco che lì viveva da milioni di anni. Ventottomila corsi d’acqua e 243 laghi ridotti a rigagnoli e pozzanghere. Megalopoli asfissiate dallo smog. Certo è che i cinesi a un certo punto hanno deciso di svoltare. Con qualche successo, stando alla foto di qualche giorno fa del cielo sopra Pechino. Blu.

In Italia no. Anzi, in questa campagna elettorale così rissosa la parola stessa «ambiente», a dispetto dei ripetuti appelli di papa Francesco, è assente. Per carità, non è una novità. Nonostante l’indagine di Eurobarometro di dicembre dica che l’86% degli italiani si dice preoccupato «per gli effetti sulla salute dell’inquinamento da plastiche e sul suo impatto sull’ambiente in generale», il tema non tira.Tanto che gli stessi Verdi che ai tempi buoni riuscirono a prendere il 3,2% alle europee e conquistare alle politiche 14 seggi al Senato e 14 alla Camera sono ridotti a presentarsi (auguri) nella lista collettiva «Insieme».


In Europa non è così
. Il verde Alexander Van der Bellen è presidente dell’Austria dopo aver vinto il ballottaggio con Norbert Hofer, il verde Winfried Kretschmann governa con la Cdu il Baden-Württemberg (10,6 milioni di abitanti, colosso industriale, reddito pro capite del 29% superiore alla media europea), il Gruppo Verde all’Europarlamento ha il 6,8% dei seggi. E la consapevolezza ambientalista, dai tempi in cui Willy Brandt invocò «il cielo sopra la Ruhr deve tornare blu» (operazione riuscita), si è fatta largo in tutti gli schieramenti. Trasversalmente.


Da noi no. O molto meno
. Nonostante i problemi di consumo del suolo (23 mila chilometri quadri «pari a Campania, Molise e Liguria insieme», dati Ispra), della cementificazione delle coste, dell’abusivismo edilizio, dell’aggressione al paesaggio. Dice infatti una ricerca dell’Osservatorio di Pavia nei primi sette mesi del 2017, periodo già caldo per il voto che si avvicinava, che lo spazio dedicato ai «temi della Green Economy» nelle interviste date dai leader politici è stato ridicolo: tolta l’eccezione di Paolo Gentiloni (11%), troviamo Giorgia Meloni al 2%, Matteo Renzi e Luigi Di Maio all’1%, Pierluigi Bersani, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi a zero. Zero carbonella.


Assurdo
. Non solo perché lo stesso abusivismo edilizio, tema appena riesploso con l’idea di un nuovo condono, dipende dalla scarsa attenzione quotidiana al territorio (ricordate lo striscione affisso a Eboli e rimosso solo dopo la denuncia del Corriere? «Vendesi appartamenti abusivi») ma perché l’economia «verde», come dice l’ultimo dossier Unioncamere-Symbola, potrebbe esser usata come incoraggiamento per fare dell’Italia un Paese «nuovo» e migliore.


Dice il rapporto che sono già 355mila le nostre aziende (27,1% del totale, 33,8% del manifatturiero) che hanno investito sul «green»: «maggiore competitività, crescita di esportazioni, fatturati e occupazione» con 320mila «green jobs» in più nel 2017.
 


Al punto che gli «occupati che applicano competenze verdi» sono saliti a 2milioni e 972mila. Il 13,1% dell’occupazione italiana. Macché. Resta per quasi tutti un tema secondario. Lo stesso Renzi, che pure ha risposto alle critiche di Veltroni («Il Pd doveva essere il più grande partito ecologista italiano: non lo è stato») dicendo che «dalle alluvioni a Bagnoli solo il Pd difende l’ambiente» e incitato tutti a «non mollare di un centimetro» appare poco presente. Matteo e i suoi, ha scritto Ermete Realacci, escluso a sorpresa dalle liste con altri ambientalisti storici, «sono convinti che non sia pagante dal punto di vista elettorale». Un indizio? Solo 10 titoli dell’
Ansa sui temi ecologici nell’ultimo anno, zero nell’ultimo mese. Quello della battaglia finale.


E così devono pensarla gli altri
. Come Luigi Di Maio che sì, dopo aver «tagliato» la grillina Claudia Mannino (ora coi Verdi), punta sull’archeologa crotonese Margherita Corrado protagonista di battaglie coraggiose e nobili e ha varato un programma di impegni «verdi» per 180 pagine con dentro tutto. Nell’ultimo anno però, dice l’Ansa, s’è guadagnato non più di tre titoli «ambientali». Contro 27 in cui parla di pensioni.


Quanto alle destre, ciao
. Nessun titolo Ansa nell’ultimo anno (su 2.132) in cui si parli di ambiente per Silvio Berlusconi. Nessuno (su 1.432) per Giorgia Meloni. Nessuno (su 2.972) per Matteo Salvini. Ma almeno nel programma condiviso, almeno lì, ne parleranno? Sì. Penultima pagina. Due-parole-due: «tutela dell’ambiente». Fine. Che ci pensi Xi Jinping…


Gian Antonio Stella, Il Corriere della sera 



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