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Il fascino discreto del turismo religioso

di Enzo Fortunato
Il fascino discreto del turismo religioso

Da San Pietro a San Francesco, da Sant’Antonio a San Pio.

Non sono le litanie dei Santi ma i luoghi della fede: Roma, Assisi, Padova, Pietralcina.

L’intero Paese è innervato di fari di luce, di cultura che offrono quiete, pace e spiritualità.

Sovviene l’immagine della chiesa come osteria, che offre il pane al viandante: il pane dello spirito.

E’ qui il motivo del fascino discreto del turismo religioso, la ricerca diretta e indiretta della sete di Dio.

In un mondo che offre dissipazione e superficialità, i luoghi dell’anima donano raccoglimento e profondità.

Ogni anno, secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale per il Commercio, oltre 300 milioni di persone, con un giro d’affari che nel mondo supera i 18 miliardi di dollari, si mettono in movimento verso i luoghi di culto. E’ il turismo più antico. In Italia anima ogni anno 40 milioni di persone. Un numero significativo, da non sottovalutare: è il nostro popolo, la nostra gente.

Un fenomeno economico e sociale che ha mosso oltre 60 ricercatori, dagli Usa all’Australia, dall’Arabia Saudita alla Spagna, riunitisi ad Armeno sul Lago d’Orta per la nona conferenza internazionale sul turismo religioso. Si annota che fra poco nascerà l’Institute of Religious Tourism and Pilgrimage.

E’ evidente che il turismo religioso è un pellegrinaggio, è un cammino per riscoprire e rivitalizzare le radici della fede e far sì che quella bellezza che si intravede, e si vede, possa rendere bella anche la propria vita.

Si tratta di ritrovare la propria identità. E’ il senso dei grandi pellegrinaggi nelle città sante: Roma, Assisi e Gerusalemme. Per altre fedi religiose: La Mecca per l’Islam, la Kumbh Mela per l’Induismo.

In Italia, oltre a quelli richiamati all’inizio dal colore francescano, ci sono i grandi santuari mariani come  Loreto, Pompei e Siracusa, ma anche piccole e significative realtà: a Scala, comune nel cuore della Costiera Amalfitana, la grotta dove apparve la Madonna a Sant’Alfonso e si narra scrisse lì il “Tu scendi dalle stelle”.

Oltralpe troviamo Medjugorje, oltre oceano la Madonna di Guadalupe in Messico.

Questi luoghi sono come un fiume che disseta gli uomini smarriti in cerca del senso della vita.

Oggi, alla luce dell’attenzione all’ambiente ricordata costantemente da Papa Francesco con l’Enciclica “Laudato Sì”, riprendono con forza gli antichi cammini medievali, costellati di tappe spirituali e di incontri capaci di cambiare la vita: il Cammino di Santiago sulle orme dell’apostolo Giacomo, la Via di San Francesco e tanti altri in Italia, come quello di Santi Jacu in Sardegna, di Sant’Agostino concepito per raggiungere e collegare nelle sue varie tappe i venticinque Santuari mariani presenti sul territorio di una piccola area della Lombardia: la Brianza; il Cammino di San Benedetto che collega Norcia a Subiaco.

Il senso di questi percorsi lo troviamo nelle parole di Claudio Magris: “Ed è soprattutto nel dialogo, nell'uscire da se stessi e nell'incontrare l'altro, che consiste il senso dell'esistenza”.


Enzo Fortunato
Direttore della Rivista

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