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IL CALORE DELLA SOLIDARIETA'  E LA FORZA DEI VOLONTARI NELLE FREDDE NOTTI D'INVERNO

A portare calore, “materiale” ed “umano”, ci hanno pensato i numerosissimi volontari che in queste fredde notti si sono prodigati per soccorrere e portare assistenza

di Mario Scelzo
IL CALORE DELLA SOLIDARIETA'  E LA FORZA DEI VOLONTARI NELLE FREDDE NOTTI D'INVERNO
Credit Foto - Ansa - ARMANDO BABANI

Nei giorni scorsi l’Italia intera si è trovata stretta nella morsa del gelo, con temperature nettamente al di sotto delle medie stagionali e nevicate abbondanti in zone, come ad esempio il Salento, note più per le incantevoli spiagge che per le precipitazioni nevose. Questa ondata di gelo, oltre a danni ingenti alle attività agricole ed al sistema dei trasporti, ha causato la morte di almeno 8 persone, prevalentemente anziani soli o barboni.


A portare calore, “materiale” ed “umano”, ci hanno pensato i numerosissimi volontari che in queste fredde notti si sono prodigati per soccorrere e portare assistenza alle tante, troppe persone (secondo alcune statistiche parliamo di oltre 50.000 persone) che nel nostro paese sono costrette a vivere per strada. Come dei novelli San Francesco, i volontari hanno “donato”il loro mantello per riscaldare la vita del “povero cavaliere”. In tanti hanno donato coperte per difendersi dal freddo, ma anche tempo e parole, ed una parola di amicizia a chi non è abituato a riceverla spesso riesce a riscaldare non solo il corpo ma anche il cuore.



Oggi purtroppo è drammaticamente facile finire per strada; Se esiste qualche raro “clochard” romantico che vuol vivere vagabondo, se molti sono gli stranieri in cerca di fortuna o in transito, è sempre più comune incontrare persone in apparenza “normali”, che magari in poco tempo hanno perso il lavoro e rotto i legami familiari, non trovano supporto nelle istituzioni ed in assenza di alternative si ritrovano a dormire sotto un ponte, un cavalcavia, nei pressi di una Stazione.

“In questi giorni di tanto freddo penso e vi invito a pensare a tutte le persone che vivono per la strada colpiti dal freddo e tante volte dalla indifferenza – ha detto durante l’Angelus della scorsa settimana Papa Francesco – Purtroppo alcuni non ce l’hanno fatta: preghiamo per loro e chiediamo al Signore di scaldarci il cuore per poterli aiutare”.



Il Santo Padre –già in passato promotore di alcune iniziative dall’alto valore simbolico, come l’apertura delle docce per i barboni sotto il colonnato di San Pietro - non ha fatto mancare il suo sostegno diretto a chi vive per strada, sia aprendo tutti i dormitori a sua disposizione, sia attraverso la distribuzione di sacchi a pelo particolarmente resistenti al freddo, sia mettendo a disposizione le automobili della Gendarmeria come rifugio per la notte. A coordinare il tutto, l’instancabile elemosiniere Konrad Krajewski – conosciuto dai barboni di Roma col benevolo soprannome di Don Corrado -, vero braccio destro del Papa per le opere di carità.

E’ stato bello vedere nei telegiornali le immagini di tanti ragazzi e ragazze che si sono mobilitati, nei modi più impensabili, per cercare di lenire le sofferenze di chi si trova costretto a passare la notte al freddo. Associazioni e volontari spesso sono stati i “messaggeri del lieto annuncio” a chi vive per strada, comunicando loro l’apertura di strutture comunali temporanee o di altre sistemazioni per queste notti di grande gelo. Chi ha raccolto soldi per comprare pasti e coperte, chi fisicamente si è recato a distribuire, chi tramite i social ha diffuso e sostenuto appelli alle donazioni, in tanti modi si è creata una rete di solidarietà umana.



Se per tante associazioni, come la Caritas o la Croce Rossa, l’aiuto a chi vive per strada fa parte del “dna quotidiano” (anche se in questi giorni l’impegno è stato particolarmente intenso), ha colpito la partecipazione attiva di tante persone comuni, che nel loro piccolo hanno offerto tempo e/o denaro per comprare vestiti e coperte.

Sarebbe stato facile per ogni cittadino “tirarsi indietro” di fronte alla emergenza freddo, pensando “non è un mio problema”, “ci pensassero le Istituzioni”, “io cosa posso fare?” Eppure la mobilitazione è stata ampia e spontanea, le associazioni di volontariato hanno parlato di un boom sia di donazioni sia di volontari, la generosità è stata al di sopra delle aspettative.



Come spesso accade, noi italiani ci lamentiamo del Governo, ce la prendiamo con le Istituzioni, siamo critici ed a volte possiamo sembrare cinici, ma nei momenti di difficoltà – si pensi alla ricostruzione post-terremoto- siamo capaci di rimboccarci le maniche e di metterci a lavorare perseguendo un obiettivo comune.

Mi piace chiudere con le parole che il Premier Gentiloni – al quale auguro i migliori auguri di una pronta e rapida guarigione – ha rivolto la scorsa settimana ai volontari della Comunità di Sant’Egidio riuniti presso la Mensa di Via Dandolo di Roma, base di partenza per le distribuzioni itineranti di panini e coperte.

Sottolineo che la Comunità di Sant’Egidio, oltre al forte impegno di questi giorni, svolge un servizio settimanale di distribuzione della cena nelle principali stazioni, a Roma ed in altre città italiane. Questo appuntamento settimanale diviene anche l’occasione per creare con chi vive per strada un legame di amicizia, capace in certi casi anche di “strappare” i barboni dai loro freddi giacigli per portarti a vivere in strutture più idonee, ma di questo vi parlerò in una futura occasione.



“Un grazie sincero a tutti voi –le parole di Gentiloni- e, attraverso le vostre persone, a tutte le associazioni che aiutano i senza dimora prestando loro soccorso. Mi unisco all’appello lanciato dal presidente di Sant’Egidio Marco Impagliazzo che si è rivolto alle istituzioni perché allarghino la rete di accoglienza ma anche alla coscienza di ogni cittadino italiano: ognuno può fare qualcosa per chi in queste ore è in difficoltà. E’ qualcosa di gratuito ma che resta”.



Il grande freddo sta lasciando l’Italia (anche se l’Inverno è ancora lungo), l’augurio è che questo clima di “calda” solidarietà non resti un momento isolato ma possa restare a far parte del sistema paese.


Mario Scelzo

Commenti dei lettori

13-01-2017 09:57:32
Teresi Giovanni
Nessuno può smentire la lettura del cristianesimo come religione della carità, soprattutto verso poveri, malati, bisognosi, orfani. La testimonianza della vita religiosa diaconale lungo i secoli è eloquente, in forme sempre nuove e inedite: dalla “Basiliade”, la cittadella organizzata da Basilio a Cesarea per accogliere i bisognosi, agli ordini ospedalieri del Medioevo, alla sedi della “Piccola casa della divina provvidenza” del Cottolengo, alle case di madre Teresa di Calcutta… La compassione è istintiva, abita tutti gli uomini e le donne nel cammino di umanizzazione, è un comportamento che vediamo anche negli animali, almeno nei mammiferi, verso i loro piccoli e i loro simili. Il Signore però ci chiede non solo compassione ma anche misericordia, che è un impegno volontario, scelto e assunto per l’altro, per la sua salute e la sua vita. Giovanni Teresi

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