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Francesco: mai insultare la mamma o il papà di qualcun altro

di Jacopo Scaramuzzi
Francesco: mai insultare la mamma o il papà di qualcun altro
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Se «la nostra infanzia è un po’ come un inchiostro indelebile», Dio, nel quarto Comandamento, «dice una cosa straordinaria e liberante: anche se non tutti i genitori sono buoni e non tutte le infanzie sono serene, tutti i figli possono essere felici», le «ferite» del passato diventano, «alla luce dell’amore» cristiano, «potenzialità», «tutto si rovescia, tutto diventa prezioso, tutto diventa costruttivo», e «allora possiamo iniziare a onorare i nostri genitori con libertà di figli adulti e con misericordiosa accoglienza dei loro limiti». Papa Francesco prosegue un ciclo di catechesi sui dieci Comandamenti, e, traducendo in esempi pratici quello di «onorare il padre e la madre», rivolge ai fedeli presenti in piazza San Pietro una doppia raccomandazione: primo, «se tu ti sei allontanato dai tuoi genitori, fai uno sforzo e torna da loro», secondo, «mai, mai, mai insultare i genitori altrui».

Il Papa ha citato per intero il quarto Comandamento tratto dal libro biblico del Deuteronomio, «Onora tuo padre e tua madre, come il Signore, tuo Dio, ti ha comandato, perché si prolunghino i tuoi giorni e tu sia felice nel paese che il Signore, tuo Dio, ti dà», per poi spiegare che «onorare i genitori porta ad una lunga vita felice. La parola “felicità” nel Decalogo compare solo legata alla relazione con i genitori. Questa sapienza pluri-millenaria dichiara ciò che le scienze umane hanno saputo elaborare solo da poco più di un secolo: che cioè l’impronta dell’infanzia segna tutta la vita. Può essere facile, spesso, capire se qualcuno è cresciuto in un ambiente sano ed equilibrato». 

«Ma – ha proseguito Jorge Mario Bergoglio – altrettanto facile percepire se una persona viene da esperienze di abbandono o di violenza. La nostra infanzia è un po’ come un inchiostro indelebile – ha sottolineato il Papa – si esprime nei gusti, nei modi di essere, anche se alcuni tentano di nascondere le ferite delle proprie origini. Ma il quarto Comandamento dice ancora di più. Non parla della bontà dei genitori, non richiede che i padri e le madri siano perfetti. Parla di un atto dei figli, a prescindere dai meriti dei genitori, e dice una cosa straordinaria e liberante: anche se non tutti i genitori sono buoni e non tutte le infanzie sono serene, tutti i figli possono essere felici, perché il raggiungimento di una vita piena e felice dipende dalla giusta riconoscenza verso chi ci ha messo al mondo».

Invitando a pensare quanto questa raccomandazione possa essere «costruttiva per tanti giovani che vengono da storie di dolore e per tutti coloro che hanno patito nella propria giovinezza», il Papa ha sottolineato che «molti santi e moltissimi cristiani dopo un’infanzia dolorosa hanno vissuto una vita luminosa, perché, grazie a Gesù Cristo, si sono riconciliati con la vita. Pensiamo al beato, ma il prossimo mese santo, Nunzio Sulprizio, quel giovane napoletano che a 19 anni ha finito la sua vita riconciliato con tanti dolori perché il suo cuore era sereno e mai aveva rinnegato i suoi genitori, pensiamo a san Camillo de Lellis, che da un’infanzia disordinata costruì una vita d’amore e di servizio, a santa Giuseppina Bakhita, cresciuta in una orribile schiavitù, o al beato Carlo Gnocchi, orfano e povero, e allo stesso san Giovanni Paolo II, segnato dalla perdita della madre in tenera età».

La conclusione, per il Papa, è che «le nostre ferite iniziano ad essere delle potenzialità quando per grazia scopriamo che il vero enigma non è più “perché?”, ma “per chi?” mi è successo questo. In vista di quale opera Dio mi ha forgiato attraverso la mia storia? Qui tutto si rovescia, tutto diventa prezioso, tutto diventa costruttivo. La mia esperienza, anche triste e dololorsa, alla luce dell’amore diventa per gli altri fonte di salute. Allora – ha proseguito il Papa – possiamo iniziare a onorare i nostri genitori con libertà di figli adulti e con misericordiosa accoglienza dei loro limiti. Onorare i genitori: ci hanno dato la vita!». 

«Se tu – ha detto Francesco terminando il suo ragionamento – ti sei allontanato dai tuoi genitori, fai uno sforzo e torna da loro: forse sono vecchi, ti hanno dato la vita. E poi fra noi c’è l’abitudine di dire cose brutte, anche parolacce: per favore mai, mai, mai insultare i genitori altrui, mai, mai si insulta la mamma il papà, mai. Fate questa decisione interna: da oggi mai insulterò la mamma o la papà di qualcuno, non devono essere insultati». (Vatican Insider).



Jacopo Scaramuzzi

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