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FRANCESCO E IL CREATO, UN RAPPORTO INTENSO

Francesco d’Assisi esalta il modello del contadino del Medioevo che interagisce con la natura, cioè il Santo eleva l’essenza di quegli uomini che del Creato tentano di comprendere, accogliere e non violentare, le architetture misteriose.

di Marco Iuffrida
FRANCESCO E IL CREATO, UN RAPPORTO INTENSO

L’intenso rapporto tra Francesco d’Assisi e il Creato non è legato al piacere estetico ma alla sopravvivenza. Dalla vita del Santo emerge con chiarezza una visione molto lucida dell’uomo, presentato come parte di un macrocosmo dove la natura è sempre predominante perché impone le sue condizioni e leggi. La Terra e i suoi elementi si intrecciano e si scontrano con le vicende umane, in una relazione fatta ora di inimicizia ora di fratellanza complice, consolidata dal lavoro e dalla sofferenza, la cui espressione è l’uomo-campagna, sintesi di una perfetta integrazione spirituale ma anche di riverenza per quella terra verso cui, piegato come un giunco, rivolge lo sguardo e offre le proprie braccia.

Francesco d’Assisi esalta il modello del contadino del Medioevo che interagisce con la natura, cioè il Santo eleva l’essenza di quegli uomini che del Creato tentano di comprendere, accogliere e non violentare, le architetture misteriose. L’incontro-scontro con animali, alberi, vento e pioggia, terra e acqua, è per Francesco la chiave di lettura simbolica che guida l’uomo nel rapportarsi con ciò che ha un’identità opposta a quella propria, quindi con linguaggi differenti, fisicità differenti, capacità differenti, usi e costumi differenti. Allo stesso tempo Francesco invita a riconoscere le molteplici affinità tra l’uomo e la natura.

L’andamento “innaturale” dell’agire esistenziale è invece caratteristico dell’uomo-capitale del Ventunesimo secolo, che si impone cementificando il processo d’integrazione tra “cose” naturali come giustizia e pace, opponendosi soprattutto alla conoscenza e al rispetto dello spazio dove vive. La causa per cui l’uomo contemporaneo è ciclicamente inghiottito dal male profondo, un male “evoluto” e più consapevole rispetto al passato, è spesso scatenata dal desiderio di una risposta sul senso dell’esistenza, serena o triste che sia la condizione di vita in cui il singolo individuo si trova. Francesco d’Assisi, contadino dell’incoltivabile, propone il suo punto di vista a riguardo, e cioè che quando un uomo crede di non essersi realizzato abbastanza e pensa di non aver dato senso pieno alla propria vita (ad esempio nel lavoro e negli affetti), in verità anche solo cercando nella natura, ascoltando il suono antico della campagna, può trovare il significato naturale dei falsi successi e dei veri fallimenti.


Marco Iuffrida

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