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Chiara Lubich, a nove anni dalla morte vive la sua passione per la famiglia

di Redazione online
Chiara Lubich, a nove anni dalla morte vive la sua passione per la famiglia
Credit Foto - Ansa - Osservatore Romano

Il 14 marzo di nove anni fa a Rocca di Papa lasciava la vita terrena Chiara Lubich, la fondatrice del Movimento dei Focolari. Aveva 88 anni, nel telegramma di cordoglio inviato per l’occasione, Benedetto XVI ringraziava il Signore “per la testimonianza della sua esistenza spesa nell’ascolto dei bisogni dell’uomo contemporaneo in piena fedeltà alla Chiesa e al Papa”.

Quest’anno il movimento dedica molti approfondimenti al tema della famiglia perché ricorre il 50º della fondazione di Famiglie Nuove, la diramazione dei Focolari fondata nel 1967 dalla Lubich per il mondo della famiglia

«Affidi alla famiglia una missione esplosiva, una riforma che le famiglie possono avviare per il mondo», così Igino Giordani a Chiara Lubich alla fondazione della diramazione delle Famiglie Nuove dei Focolari nel 1967. Dopo cinquant’anni, proprio nel nono anniversario della morte della fondatrice, si raccolgono i frutti.

A Loppiano, per  tre giorni oltre un migliaio di persone, di 50 Paesi, di tutte le generazioni, cristiani, ma anche musulmani, buddisti e indù si sono incontrati proprio per parlare di famiglia. Tre i grandi temi: la famiglia come trama di rapporti all’interno della coppia, con i figli e tra le generazioni; l’amore, come risposta alle criticità nella famiglia con le sue ferite, sfide e dolori; la famiglia, risorsa creativa nei confronti del tessuto sociale. Le esperienze sono tante, dalla ragazza adolescente che racconta il suo dolore e quello dei fratelli più piccoli per l’alcolismo del padre, alla storia di Basma e Tatiana, musulmana la prima e cristiana la seconda, diventano più che sorelle nella condivisione quotidiana, profonda e concreta, dopo la morte del marito di Basma in terra straniera, con due figli a carico e senza appoggi.

Maria Voce ha ricordato come il carisma dell’unità “offre una luce e una chiave anche per guardare il mondo e la storia, per cogliere il legame di ciascuno di noi con l’umanità intera”. E riporta un brano della Lubich del 6 settembre 1949: “Il mio io è l’umanità con tutti gli uomini che furono sono e saranno. La sento e la vivo questa realtà: perché sento nell’anima mia sia il gaudio del Cielo, sia l’angoscia dell’umanità che è tutt’un grande Gesù Abbandonato”.

Due gesti simbolici ma concreti hanno espresso l’impegno e la determinazione delle famiglie presenti a tornare nei propri luoghi per testimoniare la fratellanza universale e per fare la propria parte, seppure come goccia nell’oceano: un momento di preghiera e di personale impegno rappresentato dal fiore che ogni famiglia appende in una scenografia allestita all’esterno dell’auditorium. E il gemellaggio fra famiglie di due diverse parti del mondo, da estendere ad altre famiglie dei rispettivi territori, in modo da intensificare una rete che risponda alle necessità da una parte all’altra del mondo, quale circolo virtuoso. (Angela Ambrogetti - Aci Stampa)


Redazione online

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