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Chiara Corbella Petrillo, primo passo verso il processo di beatificazione. IL VIDEO

Chiara Corbella Petrillo, primo passo verso il processo di beatificazione. IL VIDEO
Credit Foto - Vatican Insider, La Stampa

La sua storia aveva fatto commuovere l’Italia e anche il mondo. La storia di una mamma che aveva preferito rimandare le cure di un tumore che la affliggeva da due anni per portare avanti la gravidanza di suo figlio. Il suo terzo figlio dopo che i primi due erano morti poco dopo la nascita. Un salto nel buio, in un certo senso, dettato dalla grande fede che ne ha sempre caratterizzato la vita. A sei anni dalla morte, la Diocesi di Roma fa il primo passo verso il processo che porterà agli onori degli altari Chiara Corbella Petrillo, scomparsa a soli 28 anni il 13 giugno 2012, con la pubblicazione dell’Editto che annuncia l’apertura della causa di beatificazione e canonizzazione. 


Del documento, che reca la data del 2 luglio scorso e la firma del cardinale vicario Angelo De Donatis e del notaio Marcello Terramani, dà notizia il sito della Postulazione dell’ordine dei Carmelitani scalzi al quale la causa è affidata (il postulatore è padre Romano Gambalunga). L’Editto sarà affisso nelle prossime ore - probabilmente già domani - alle porte del Vicariato di Roma e lì resterà per i prossimi due mesi, mentre si procede alla raccolta della documentazione necessaria perché possa essere avviato il processo. Per la sua apertura formale si attende il “nihil obstat” della Congregazione per le Cause dei Santi che dovrebbe giungere a breve.  

La notizia era attesa da tanti, tantissimi. Dalla sua famiglia, naturalmente, che in questi anni non ha mancato di partecipare a eventi per far conoscere la testimonianza di Chiara, ma anche da tutti quelli che l’hanno conosciuta dal vivo - in parrocchia, in ospedale, nei suoi numerosi pellegrinaggi ad Assisi - o tramite libri, articoli di giornale, il sito internet dedicato o su YouTube dove il filmato di un suo intervento in una chiesa insieme al marito Enrico Petrillo registra ad oggi oltre 230 mila visualizzazioni. 



ECCO IL VIDEO DELL'INTERVENTO 







Lo stesso pure per il video del funerale, quello che fu un evento allora per la città di Roma rimasta scossa dalla vicenda di questa ragazza così giovane, appassionata di musica, che aveva compiuto un gesto che solo altre donne poi proclamate sante dalla Chiesa avevano compiuto prima di lei. Tra chi ne lodava il coraggio e la fede e chi ne criticava l’estremismo e l’incoscienza, quel 13 giugno di cinque anni fa, alla cerimonia nella parrocchia di Santa Francesca Romana, nella zona Ardeatina di Roma - vicino al Santuario del Divino Amore dove Chiara era solita pregare e dove in questi anni si sono svolte celebrazioni in sua memoria – c’erano centinaia di migliaia di persone.

 

Una festa, non una liturgia funebre: così la ricorda chi era presente, fatta di musica, canti e parole commosse. Quelle del marito Enrico che leggeva la lettera lasciata da Chiara al figlio Francesco che all’epoca non aveva neppure un anno, quelle del cardinale vicario emerito, Agostino Vallini, che aveva avuto modo di conoscerla nell’ultima fase della sua vita e che la definì «una seconda Gianna Beretta Molla», quelle del francescano Vito D’Amato, conosciuto ad Assisi, che ha assistito spiritualmente Chiara e la sua famiglia nell’ultimo periodo dopo che i medici l’avevano dichiarata «malata terminale», trasferendosi anche nella loro casa e che in quell’occasione ha ricordato le preghiere recitate insieme alla giovane non per la sua guarigione ma per «far vivere questi momenti di malattia e sofferenza nella pace alle persone più vicine». 

Chiara Corbella moriva dopo una sofferenza di circa due anni per un raro tumore alla lingua, che lei aveva provato inizialmente a curare per poi fermarsi una volta appreso che la terapia avrebbe potuto nuocere alla vita del suo Francesco. Per Chiara ed Enrico ogni figlio era un dono. Anche se malato, anche se vissuto poco più di mezz’ora, come accaduto a Maria Grazia, concepita poco dopo le nozze, a cui sin dalle prime ecografie si era resa evidente una malformazione congenita. Una anencefalia che aveva fatto nascere la bambina parzialmente priva dell’encefalo. La coppia aveva accolto senza esitazione e contro ogni parere medico la nuova vita, gioendone per tutti e 30 i minuti in cui è durata e celebrando anche il battesimo della bambina. 

Lo stesso avevano fatto con Davide, una nuova gravidanza anche questa minata da presagi negativi: il piccolo sarebbe nato senza gli arti inferiori. «Incompatibile alla vita», era la sentenza dei medici. Nessuno però è incompatibile alla «vita celeste», diceva Chiara che amava ripetere: «Siamo nati e non moriremo mai più» (titolo della sua biografia), e quindi anche in quel caso aveva deciso di non abortire. Davide è nato il 24 giugno 2010 ed è morto qualche minuto dopo esser stato battezzato, mentre i genitori pregavano per dirgli addio. 

«Laica e madre di famiglia, sposa e madre di grande fede in Dio», si legge nell’Editto che sarà affisso in Vicariato, «la sua oblazione rimane come faro di luce della speranza, testimonianza della fede in Dio, Autore della vita, esempio dell’amore più grande della paura e della morte». «Essendo andata aumentando, col passare degli anni, la sua fama di santità ed essendo stato formalmente richiesto di dare inizio alla causa di beatificazione e canonizzazione della Serva di Dio - prosegue il Documento - nel portarne a conoscenza la comunità ecclesiale, la Diocesi di Roma invita tutti e singoli i fedeli a comunicarci direttamente o a far pervenire al Tribunale Diocesano del Vicariato di Roma tutte quelle notizie, dalle quali si possano in qualche modo arguire elementi favorevoli o contrari alla fama di santità della Serva di Dio».  

Nelle prossime settimane sono quindi da consegnare al Tribunale diocesano – in copia originale o debitamente autenticata - tutti gli scritti attribuiti alla giovane, non solo «le opere stampate», già peraltro raccolte dalla Postulazione, ma «i manoscritti, i diari, le lettere ed ogni altra scrittura privata» che la giovane madre ha stilato nei 28 anni in cui è vissuta (Salvatore Cernuzio, La Stampa, Vatican Insider). 



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