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CARNEVALE, TRA TRADIZIONE RELIGIOSA E PATRIMONIO CULTURALE

Mario Scelzo Ansa - ANDREA MEROLA
Pubblicato il 24-02-2017

Camillo Benso Conte di Cavour definì l’Italia come la “Terra dei Cento Campanili”, parafrasando la sua frase potremmo definire il Belpaese come la terra delle mille tradizioni del Carnevale: maschere come Pulcinella o Colombina, carri allegorici da Viareggio a Putignano, le manifestazioni connesse al Carnevale sono ormai parte integrante della tradizione e del patrimonio culturale italiano.

Eppure il Carnevale è una festa/tradizione di non facile lettura. Proverò in questo articolo a raccontarne le origini, il legame con le religioni ed in particolare con il cristianesimo, gli aspetti controversi e la attuale “sfida” con Halloween.



Iniziamo con un paradosso. Il Carnevale, che come vedremo ha origini pagane, oggi viene “riabilitato” come festa cristiana e quindi contrapposto alla festa “satanica” e commerciale di Halloween che, nata negli Stati Uniti, ormai è entrata prepotentemente nel panorama europeo.

Le origini del Carnevale non sono affatto chiare, secondo molti storici la festa attuale potrebbe essere una derivazione ed un miscuglio di numerose festività pagane, come ad esempio le dionisiache greche e/o i saturnali romani, ma potremmo tornare ancor più indietro nel tempo visto che a loro volta greci e romani hanno attinto a festività assire, egizie e babilonesi.



In tempi più recenti, le prime testimonianze dell'uso del vocabolo "carnevale" (detto anche "carnevalo") vengono dai testi del giullare Matazone da Caligano alla fine del XIII secolo e del novelliere Giovanni Sercambi verso il 1400, e l'etimologia del termine "carnevale" risale, con ogni probabilità, al latino “carnem levare”, espressione con cui nel Medioevo si indicava la prescrizione ecclesiastica di astenersi dal mangiare carne a partire dal primo giorno di Quaresima, vale a dire dal giorno successivo alla fine del carnevale, sino al "giovedì santo" prima della Pasqua. In questi testi si parla di una festa caratterizzata da uno sregolato godimento di cibi, bevande e piaceri sensuali. Per tutto il periodo si sovvertiva l'ordine sociale vigente e si scambiavano i ruoli soliti, nascondendo la vecchia identità dietro delle maschere.   



E’ da notare che pur non essendo una festività religiosa in senso stretto, il Carnevale è però inserito all’interno del Calendario Liturgico, collocandosi tra l’Epifania e l’inizio della Quaresima con il Mercoledì delle Ceneri. Alcuni teologi “tolleranti” affermano che senza il tempo del Carnevale con le sue tentazioni, non ci si possa calare al meglio nel tempo penitenziale della Quaresima.

Nel corso dei secoli, pur non avendo una origine rintracciabile nei Vangeli o nelle Sacre Scritture, il Carnevale è sostanzialmente diventato una festa cristiana, prova ne è la diffusione del Carnevale in America Latina, particolarmente in Brasile, e negli altri paesi colonizzati dalle truppe spagnole o portoghesi.



Tornando in Italia, il Carnevale si è arricchito grazie alle divisioni geopolitiche del Belpaese. Cento Campanili in assenza di uno Stato Centrale Unitario, hanno portato alla creazione di differenti tradizioni da regione a regione. Potremmo dire che in Italia paese che vai, Carnevale che trovi.  Da Rugantino  a Brighella, da Papagnoco a Gianduia, mille sono le maschere conosciute da piccoli e grandi. 

Chiudiamo con il rapporto tra Carnevale ed Halloween. Per moltissimi italiani, direi quelli nati nello scorso millennio, il Carnevale resta come uno dei più bei ricordi della infanzia: le maschere, le feste con gli amichetti, le scampagnate con i genitori i coi nonni per ammirare da vicino i carri allegorici. Oggi la “tradizione” del Carnevale sta pian piano scomparendo ed è sempre più raro vedere bambini a passeggio per le vie del centro vestiti da Zorro, Superman o Capitan Uncino. Probabilmente la “scomparsa del Carnevale” si avverte maggiormente nelle grandi città, più influenzate dalla globalizzazione, mentre nei piccoli borghi e nelle città di provincia si ha ancora una percezione di partecipazione alle feste carnevalesche.



Attualmente però, è sotto gli occhi di tutti, i bambini vengono “educati” alla festa di Halloween, festa che ad esempio per me che ho 36 anni era da bambino del tutto sconosciuta. Personalmente ritengo eccessive le condanne di “satanismo” o “paganesimo”, i bambini hanno tutto il diritto di fare festa, gioire, travestirsi da zucche, senza per questo dover accettare i simbolismi di tale festività. Al contrario, mi infastidisce un aspetto, quello della “globalizzazione del divertimento”, ovvero ritengo che la festa di Halloween sia stata e continua ad essere pompata a livello commerciale dalle grandi multinazionali, che hanno interesse economico ad incentivare la “Notte degli spiriti sacri”. Noto inoltre che Halloween viene sempre più utilizzato, specie nel mondo degli adolescenti e dei ragazzi, come una scusa per lo sballo e gli eccessi, ed a mio parere questo contraddice il senso originario della festa.



In conclusione, io non ne farei uno scontro di civiltà e neppure darei troppo peso ai risvolti pagani, ma ritengo che il “capitale di tradizione” del Carnevale, quello che ha fatto la gioia di tanti bambini, vada adeguatamente tutelato.

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