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Altri 3 morti. «Più sicurezza sui cantieri, soprattutto quelli edili»

Altri 3 morti. «Più sicurezza sui cantieri, soprattutto quelli edili»
Credit Foto - Avvenire

L’hanno scritto sulle magliette e urlato in piazza: «Basta morti sul lavoro». Un monito che è tornato a risuonare, ieri mattina, da piazza del Duomo di Milano, dove Fillea-Cgil, Filca-Cisl e Feneal Uil della Lombardia hanno promosso una manifestazione per denunciare la «grave carenza» di sicurezza nei cantieri edili. Una mobilitazione partita dalla capitale dell’occupazione, ma anche degli infortuni sul lavoro.


Secondo l’ultimo rapporto dell’Inail, nel 2017, su 641.084 denunce di infortunio, 118.648 sono relative alla Lombardia, dove si sono verificati 149 dei 1.112 incidenti denunciati con esito mortale. Durante la mattinata ai piedi delle guglie gotiche della cattedrale milanese, i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza territoriali (Rlst), hanno svolto il drammatico racconto degli ultimi incidenti. Una sorta di Spoon River del lavoro composta da un interminabile elenco di nomi.


Uomini di tutte le età, che hanno salutato la famiglia al mattino e non l’hanno più rivista. Come è successo anche ieri a Roveredo in Piano, in provincia di Pordenone, dove un operaio di 53 anni dell’azienda Cimolai, specializzata in carpenteria metallica, è morto schiacciato da una lastra di metallo di mezza tonnellata. Sette anni fa, nella stessa azienda, un altro lavoratore morì allo stesso modo. Per protesta i sindacati hanno proclamato uno sciopero immediato. La mattanza quotidiana è proseguita al Sud, a Conversano, nel Barese.


Stavolta la vittima è un operatore ecologico di 56 anni, travolto e ucciso dal camion compattatore. È andata meglio al conduttore 27enne di un trattore stradale, che si è ribaltato sull’autostrada A4 fra Mercallo Mesero e Novara Est all’altezza di Romentino. Il giovane è rimasto schiacciato dal mezzo, ma non è in pericolo di vita. È morto, invece, il 49enne che domenica stava guidando il trattore su una strada interpoderale di Lamezia Terme, in Calabria. Per cause ancora da accertare, il trattore si è ribaltato, uccidendolo. Una dinamica che, secondo l’Osservatorio indipendente di Bologna, nel 2018 si è già verificata 89 volte. Tanti, infatti, sono i lavoratori agricoli morti per il ribaltamento del trattore, che si conferma la causa principale di almeno il 20% dei decessi sul lavoro.


Il triste primato del comparto con il maggior numero di infortuni, è stato confermato ieri in piazza Duomo, appartiene però all’edilizia che, sempre stando ai dati Inail, lo scorso anno ha visto più di 33mila incidenti, pari all’8,5% del totale, di cui 115 mortali (17,42% del totale). In Lombardia, dal 2014 al 2017 si sono verificati 52 infortuni mortali in cantiere. Per il 40% si tratta di lavoratori dipendenti a tempo indeterminato, per il 27% di autonomi, per l’8% di irregolari e per il 13% il sindacato non è riuscito a risalire alla tipologia di contratto.


«È inammissibile – tuona Angelo Ribelli, segretario generale della Filca Cisl Lombardia – che per oltre la metà dei lavoratori dei cantieri non si applichi il contratto dell’edilizia. Assistiamo a una vergognosa fuga dal contratto, solo perché, rispetto a quello di altri settori, è più oneroso per le aziende, proprio sul versante della sicurezza. E le prime vittime di questo dumping contrattuale, di questa concorrenza al massimo ribasso, sono proprio i lavoratori». Da qui la richiesta, avanzata a nome dei sindacati da Danilo Margaritella, segretario generale della Uil Milano e Lombardia – che ha ricordato i 700 edili lombardi morti dal 1998 al 2016 – di diffondere nei territori le buone pratiche, come il Protocollo recentemente firmato con la Prefettura di Milano per aumentare i livelli di sicurezza e prevenzione negli appalti pubblici.


«Vogliamo una formazione vera e certificata – ha aggiunto Margaritella – ma vanno anche premiate le aziende a infortuni zero. Che devono fare da traino all’intero comparto». Un incentivo, in questo senso, può essere l’introduzione, da parte del Parlamento, del reato, in capo al datore di lavoro, di “omicidio sul lavoro” e la cosiddetta “patente a punti” in edilizia, una misura che il sindacato chiede da vent’anni ma che non ha ancora visto la luce. «Basta imprese improvvisate – ha intimato Franco Turri, segretario generale della Filca Cisl –. La qualificazione delle imprese è la strada maestra verso la prevenzione e la patente a punti è il metro di misura del livello di qualità delle aziende. Quelle che ne sono sprovviste non devono più operare. Perché è proprio lì che si nascondono le maggiori insidie per i lavoratori» (Paolo Ferrario, Avvenire).




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