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A Siena il pellegrino dei record

In 15 mesi ha percorso 13mila chilometri attraversando 13 Paesi con 400 santuari visitati Ottanta scatti e un filmato raccontano l'avventura ai visitatori fino a domenica 18 febbraio

A Siena il pellegrino dei record
Credit Foto - Corriere Umbria

Una catena di emozioni. E' questa la definizione più calzante per "Sette stagioni, uno zaino e tanta provvidenza", la mostra che ha aperto i battenti a Siena il 3 febbraio e che andrà avanti fino a domenica 18. Poi leverà le tende e si accaserà in un altro luogo, visto che è un evento itinerante. Per i senesi è una doppia occasione: oltre a immergersi in un'atmosfera tra il mistico e il magico, potranno anche entrare all'interno della Chiesa di Santa Marta, in via San Marco 88, che generalmente è chiusa.

E si sa, le cose inaccessibili provocano sempre una grande curiosità, che adesso potrà essere soddisfatta. Tutti i giorni escluso il lunedì, con ingresso libero dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 19, si potranno ammirare le foto scattate dallo spagnolo Francisco Sancho Fernandez, il "pellegrino dei record" che è riuscito a coronare il suo sogno: visitare, rigorosamente a piedi, i maggiori centri di culto della cristianità in Europa. Ne è venuto fuori un viaggio di oltre 13mila chilometri coperti in 15 mesi, 13 paesi attraversati, 35 cammini internazionali percorsi, più di 400 santuari visitati.

I primi passi sono l'8 settembre 2015 in Polonia, dal Santuario di Czestochowa poi avanti con fede, passando anche dal territorio senese. L'approdo è dal lato di San Gimignano, a metà dicembre del 2015, poi tappe a Castellina Scalo e a Siena, dove si ferma per tre giorni per riposarsi, fare delle spese e curare un ginocchio. "Mamma mia che bella città racconta - Sono stato accolto da suor Ginetta, una seconda mamma per me".

Il momento di ripartire arriva presto, sulla direttiva per Ponte d'Arbia, Buonconvento e nuova tappa a San Quirico. Dalla città del Barbarossa si sale verso Castel del Piano, Radicofani, si lascia la Toscana toccando Bolsena e poi ancora avanti per raggiungere Roma. Nella Città Eterna c'è da vivere l'apertura della Porta Santa dell'8 dicembre. Dopo le emozioni in Vaticano, ancora una volta con lo zaino in spalla Francisco si dirige verso l'Umbria: il 20 dicembre si apre un'altra Porta Santa, ad Assisi, e il pellegrino iberico è lì.

"Non potevo mancare - sottolinea - Visto il mio nome, sono molto devoto a San Francesco e alla sua città, che è il posto nel mondo cristiano dove mi trovo meglio. Amo la sua tomba, i luoghi che fanno parte della sua vita, La Porziuncola, poi, è un posto straordinario". Successivamente, la strada conduce all'Abbazia di Vallombrosa, a Sarzana e in Francia, intanto è arrivato il 2016 e si va oltre fino a Santiago di Compostela, a Finisterre e poi a Tours, e ancora in Belgio, in Germania e nel nord della Danimarca, fino ad intravedere la Norvegia, dove il traguardo è il Santuario di San Olav.


L'inverno artico e l'aggravarsi del dolore per una distorsione al ginocchio sinistro, però, bloccano l'intento: Francisco si gira e decide di tornare in Italia (dove ormai vive, a Vicenza), percorrendo altri 2500 chilometri a piedi. Da questa incredibile avventura sono nate 80 fotografie in grande formato e un filmato, che regalano attraverso le immagini tutto il misticismo di un pellegrinaggio, che nel Medio Evo era una pratica assai diffusa e che mantiene per questo un fascino senza tempo. L'autore è sempre presente alla mostra, pronto a raccontare le sue esperienze a chi vorrà ascoltarle.


"Per me è stato un cammino di ringraziamento rivela - Il primo pellegrinaggio l'ho fatto nel 1995 attraverso il cammino francese verso Santiago di Compostela. Mi sono appassionato e, piano piano, ho ampliato la mia esperienza. Ho cullato per 8 anni il sogno di impostare il tempo come amico, per riuscire a collegare i grandi santuari più importanti del cristianesimo medioevale. Alla fine l'ho realizzato. Non ho una moglie o dei figli, non mi interessano le macchine altri beni di consumo, non ho esigenze o interessi esagerati, quindi tutti i soldi li uso per organizzare i miei viaggi a piedi.

Faccio un lavoro che è molto richiesto, il maitre, quindi posso mettere da parte il denaro per un po', lasciare tutto e partire, magari fermarmi da qualche parte e riprendere a lavorare, accumulare nuove finanze e ripartire, e così via. Trovo sempre chi ha bisogno dei miei servigi e, soprattutto, capisce il mio stile di vita. Questo è il mio modo di pregare: con il corpo". (Marco Decandia - Corriere dell'Umbria)



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