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#SalviamoElisa, appello vip per la bambina di 3 anni malata di leucemia. Fiorello: Salviamola ognuno può fare la differenza

Una mobilitazione è in atto per salvare una bimba di tre anni affetta da una rara forma di leucemia

#SalviamoElisa, appello vip per la bambina di 3 anni malata di leucemia. Fiorello: Salviamola ognuno può fare la differenza

Una mobilitazione è in atto per salvare una bimba di tre anni affetta da una rara forma di leucemia. Elisa, di Pordenone, ricoverata all’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, potrebbe avere poche settimane di vita se non si troverà un donatore di midollo osseo compatibile. Per lei si sono già attivati tanti personaggi dello spettacolo che hanno invitato i loro fan a recarsi nei centri specializzati per la tipizzazione. Da Fiorello ad Anastacia, in tanti hanno rilanciato l’appello dei genitori della piccola, Fabio e Sabina. L’invito è stato rilanciato da molti media e, ovviamente, dai social. Sulla pagina Facebook «Salviamo Elisa» arrivano immagini da tutto il mondo di persone che si recano in ospedale nella speranza di essere compatibili. La mobilitazione un risultato l’ha già raggiunto: il Registro dei donatori - che ha un database internazionale - si sta ingrossando e tanti pazienti affetti da leucemia e mieloma potranno avere una speranza in più.

Le istruzioni agli aspiranti donatori
La pagina Facebook creata per aiutare la guarigione della bambina specifica cosa è necessario fare: gli aspiranti donatori devono contattare il centro trasfusionale più vicino a casa loro e procedere alla cosiddetta «tipizzazione», vale a dire il test per provare la compatibilità con il midollo della malata. «È sufficiente un semplice tampone salivare oppure un prelievo e il successivo inserimento nella banca dati come possibile donatore di midollo osseo» specificano i gestori della pagina. I requisiti per essere sottoposti alla tipizzazione sono un’età compresa tra i 18 anni e i 35 anni, un peso corporeo minimo di 50 kg, non essere affetti da malattie del sangue, da malattie croniche gravi o da altri gravi forme infettive (Aids, epatite, ecc.). Serve l’aiuto di tutto - viene spiegato -, perché Elisa ha una sola probabilità su 100mila di trovare un donatore compatibile.

Donatori potenzialmente compatibili
Ma alcuni donatori compatibili sono già disponibili. A dirlo è il Centro nazionale trapianti in una nota congiunta firmata anche dall’Ospedale Bambino Gesù di Roma, il Registro IBMDR (Italian bone marrow donor registry, Registro italiano donatori di midollo osseo), le associazioni ADMO (Associazione donatori di midollo osseo) e ADOCES (Associazione donatori cellule staminali). «Il Centro nazionale trapianti è in contatto diretto con l’ospedale Bambino Gesù che ha in cura la piccola paziente - si legge nella nota -. Le condizioni cliniche della bimba sono stabili e non richiedono un trapianto di cellule staminali emopoietiche in condizioni di urgenza; come previsto dai protocolli clinici, in questo intervallo di tempo si è già proceduto a ricercare dei potenziali donatori. Per la paziente sono stati già individuati alcuni donatori potenzialmente compatibili e altri sono in fase di studio. La ricerca sta comunque andando avanti per ricercarne uno con la massima compatibilità. Si ricorda che la ricerca di un donatore volontario è assicurata dal Registro italiano donatori di midollo osseo-IBMDR che ha sede presso gli Ospedali Galliera di Genova».

Gesto di solidarietà e responsabilità civile
Il Registro italiano è collegato ai Registri di tutto il mondo e procede ad interrogarli seguendo protocolli nazionali e internazionali, come avviene per ogni singolo paziente che ha bisogno di un trapianto - spiega ancora la nota congiunta -. Nel caso in cui non dovesse essere possibile identificare attraverso il Registro IBMDR un donatore idoneo e compatibile a causa delle caratteristiche genetiche della paziente, si può procedere lo stesso a un trapianto utilizzando cellule staminali emopoietiche da un familiare parzialmente compatibile. «La struttura presso cui la bimba è in cura risulta uno dei centri pediatrici a livello nazionale e internazionale con maggiore esperienza in questa particolare procedura. Non volendo entrare nel merito degli appelli lanciati sui social network - conclude la nota -, si sottolinea che la donazione è un gesto di solidarietà e responsabilità civile che auspichiamo possa entrare nella quotidianità delle nuove generazioni a vantaggio di chiunque ne abbia bisogno e non come gesto finalizzato al singolo paziente». (Corriere)

L'APPELLO DI FIORELLO
Si chiamano social: mi sembra il minimo che possano e debbano essere utilizzati per il sociale. Certo, non basta un like o un hashtag per salvare una vita, ma forse nel caso di Elisa sì.

Non conoscevo Elisa, ma qualche settimana fa un mio amico, il prof. Massimo Robiony, primario di Chirurgia Maxillo Facciale a Udine, mi ha contattato raccontandomi la sua storia. E chiedendomi una cortesia: poter utilizzare i miei follower per diffondere l’appello, proprio perché anche solo una persona in più può fare la differenza.

Quello che ho fatto è stato un gesto semplice: condividere il messaggio «Salviamo Elisa», per dare il mio contributo in questa corsa contro il tempo per trovare un donatore compatibile. È il lato bello del web: in rete si fa quello che si fa in piazza, al bar, con i colleghi. C’è spazio per il divertimento e per chiacchiera, per lo scherzo e per le confidenze, per il cazzeggio e per le cose serie.

Ecco, questa è una cosa seria, utile. E chi, come me, ha il privilegio di poter arrivare a migliaia di persone penso abbia il dovere di amplificare una richiesta disperata come questa.

Per non lasciare sola Elisa e la sua famiglia. Per essere con loro in maniera concreta, usando il mondo virtuale per dare un aiuto reale.



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