7 settembre 2010
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Articolo
03-02-2010
 
I sussurroni
Felice Acrocca
Storico



La prima Regola francescana usa toni severissimi contro i mormoratori. I frati – vi si legge – “non oltraggino nessuno; non mormorino, non detraggano agli altri, poiché è scritto: «i sussurroni e i detrattori sono in odio a Dio»”. Indubbiamente Francesco non aveva simpatia per tale peccato, né si mostrava troppo tenero con coloro che se ne lasciavano vincere, fino a ritenere giusto – l’afferma Tommaso da Celano – che “si spogliasse della tonaca chi aveva spogliato suo fratello della gloria del buon nome, e che non dovesse alzare gli occhi a Dio, se prima non restituiva ciò che aveva portato via”. Lo stesso biografo assicura che egli ripeteva spesso parole di un simile tenore: “Così dice il detrattore: «Mi manca la perfezione della vita, non ho il prestigio della scienza, né doni particolari: perciò non trovo posto né presso Dio né presso gli uomini.
So io cosa fare: getterò fango sugli eletti e mi acquisterò il favore dei grandi. So che il mio superiore è un uomo e alle volte fa uso del mio stesso metodo, cioè sradicare i cedri perché nella selva grandeggi unicamente il pruno. Miserabile!, nutriti pure di carne umana e rodi le viscere dei fratelli, giacché non puoi vivere diversamente!». Costoro si preoccupano di apparire buoni, non di diventarlo, accusano i vizi altrui ma non depongono i propri. Sanno soltanto adulare quelli, dalla cui autorità desiderano di essere protetti, e diventano muti quando pensano che le lodi non raggiungano l’interessato. Vendono a prezzo di lodi funeste il pallore della loro faccia emaciata, per sembrare spirituali, in modo da giudicare tutto e non essere giudicati da nessuno. Godono della fama di essere santi, senza averne le opere, del nome di angeli ma non ne hanno la virtù”. I Santi, si sa, sono uomini veri, e perciò sinceri, che hanno in odio la falsità.
Non è un caso che qui Francesco alluda, in maniera non troppo velata, al celebre monito di Gesù contro gli ipocriti: ai suoi ascoltatori il Maestro chiede di non imitare costoro in alcun modo, né ostentando azioni caritatevoli, né pregando a bella mostra, né infi erendo su se stessi per mostrare all’esterno i segni del proprio digiuno. Perché – dice Gesù – coloro che si comportano così hanno già ricevuto la loro ricompensa. Il giorno delle Ceneri ascolteremo di nuovo questo Vangelo, e nel posare sul nostro capo l’austero simbolo penitenziale il sacerdote, o il diacono, ci ammonirà: “Convertiti e credi al Vangelo”.
Certo, per tener fede a quel monito non basterà evitare la carne nei giorni di venerdì, soprattutto, poi, se non ci lasceremo mancare nient’altro, magari più costoso della carne. Ben più utile, allora, sarebbe prendere sul serio le severe parole di Francesco e guardarsi dall’ipocrisia e dalla mormorazione: perché possiamo forse ingannare gli uomini, ma non Dio, e perché “quanto l’uomo vale davanti a Dio, tanto vale e non di più”.

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